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GLORIA PATRI…

Coro G
Carlo Pavese, direttore

Urmas Sisask (1960*)
Gloria Patri… , 24 inni per coro misto

Il ciclo di 24 inni Gloria Patri… è stato composto ne 1988 dal compositore estone Urmas Sisask basandosi su un sistema di sole cinque note: do diesis, re, fa diesis, sol diesis, la. Sisask dedusse questa scala musicale dai suoi studi sui movimenti dei pianeti, rimanendo poi alquanto sorpreso nello scoprire che la stessa scala esiste nel sistema musicale giapponese con il nome di kumayoshi.
I 24 inni, pur nell’estrema economia del materiale musicale, presentano molta varietà di carattere e di stile musicale e occupano un posto molto importante nel repertorio corale della fine del XX secolo. L’ampiezza del ciclo fa sì che siano molto raramente eseguiti tutti assieme. Per la prima volta in Italia, a quanto ci risulta, il Coro G nella sua versione allargata di Coro XG propone l’esecuzione integrale del ciclo come esperienza unica di ascolto, meditazione e spiritualità.

 

Annotazioni

Gloria Patri… dura circa 85’. Il concerto è stato concepito per essere eseguito senza intervallo, nella semioscurità (con leggii e luci da leggio). Se il luogo lo permette sarà possibile proiettare immagini di astri preparate dallo stesso compositore. Si potrà anche valutare un’esecuzione in due parti (anche in giorni differenti o in orari differenti). Un’altra possibilità interessante è di eseguire il concerto di notte, magari cominciando o terminando allo scoccare della mezzanotte.

 

Note alla partitura

Urmas Sisask (1960) possiede una visione unica tra i compositori estoni, la sua musica contiene una forza magica e primigenia piuttosto che un raffinato manierismo, un sincero senso di bellezza piuttosto che un algido estetismo. Sisask è unico perché non cerca necessariamente di essere diverso. E’ coraggiosamente e onestamente se stesso. Sisask fa uso di tutte le risorse a disposizione per apprendere: canto gregoriano, polifonia antica, ritmi di danze rinascimentali, monodia del primo barocco, Palestrina, madrigali del sedicesimo secolo, la musica di Tormis e Pärt, e così via. I più importanti periodi nell’educazione di Sisask sono stati quello della Speciale Scuola di Musica di Tallin, dove si è diplomato nella classe di composizione di René Eespere nel 1980, e il Conservatorio di Tallin dove ha continuato i suoi studi con Eespere e dove si è diplomato nel 1985.

Sisask è passato attraverso un “periodo di arricchimento” nel 1987/88. Ha partecipato a corsi sulla musica antica e familiarizzato con il canto gregoriano e la musica del primo barocco. Allo stesso tempo ha studiato il sistema solare e creato un sistema teorico di valori sonori corrispondenti alla rotazione di Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove, Saturno, Urano, Nettuno e Plutore, ottenendo quella che lui chiama la “scala planetaria”. Questa consiste in una sequenza di cinque suoni do diesis, re, fa diesis, sol diesis e la. Con sorpresa, Sisask scoprì che questa scala corrisponde a un modo base della musica giapponese chiamato kumayoshi. Sisask considera simbolico il fatto che nello stesso periodo ha ricevuto in dono un libro di preghiere cattoliche su testi latini.

In 1988, Sisask ha completato un lavoro che consiste in 24 canti religiosi per coro misto, coro da camera o quartetto, chiamato complessivamente Gloria Patri… Tutti questicanti sono basati sul modo kumayoshi. L’ordine delle canzoni può essere liberamente variato, perché è una collezione, non un ciclo. C’è qualcosa per ciascuno in questa collezione, da cantare in sala da concerto, in chiesa e persino a casa.

L’aspetto più importante di Gloria Patri… per lo stesso Sisask, a parte l’uso di kumayoshi, è senza dubbio il contrappunto. I pezzi sono come esercizi di contrappunto, invenzioni vocali di una certa tipologia: Alleluia è una fuga, Deo gratias una passacaglia, Agnus Dei è un canone, e così via. Benedicamus deriva da cori battenti della scuola veneziana, mentre Confitemini si riferisce alle danze rinascimentali. La libera recitazione del Pater noster ci riporta al canto gregoriano, così come la melismatica Ave Maria, che è dedicata al direttore di coro estone Ene Üleoja. Oremus è una intensa e intima preghiera consistente per lo più un suono a bocca chiusa e altri suoni.

 

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